Volevo scrivere questo da almeno un’anno, e adesso, visto che ho deciso di farmi un blog in Italiano, e’ giunto il momento. Abito in America (cioè’ in USA, perché  anche il Canada e’ America, e anche il Messico, e se vogliamo anche il Cile e il Brasile) da più  di vent’anni. Amo l’America, ma amo anche l’Italia, nello stesso modo e con la stessa intensità’. La prima perché’ mi ha fatto sognare, e ancora lo sta facendo, la seconda perché  mi ha fatto nascere e mi ha dato la cultura e l’amore per le cose belle, che ahimè’ spesso non ritrovo più, di questi ultimi tempi, nella mia patria natale. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

Quello che voglio raccontare adesso e’ che tutte le volte che vado in Italia–e vado spesso, almeno tre o quattro volte l’anno, o forse più–non posso fare a meno di prendermela per quelle piccole cose a cui gli Italiani evidentemente si sono abituati, ma che trovo assolutamente fastidiose. Anzi, nella mia arroganza da emigrato in America, mi viene da pensare che l’accettazione di questi piccoli e fastidi contribuisce poi alla accettazione passiva, senza alcun segno di indignazione di cose più’ serie e brutte che il nostro Bel Paese sta purtroppo sperimentando in questo momento storico.

Quello a cui mi riferisco, che e’ cosa piccola ma secondo me sintomatica di altri problemi,  e’ il problema delle spine. Come si sa siamo tutti affamati di energia. Arriviamo da un viaggio–che adesso che abito sulla West Coast e’ di 14 o più’ ore–con tutte le nostre cianfrusaglie scariche: l’iPhone, l’iPad, il PC, la macchina fotografica, e chi più’ ne ha più  ne metta. Porto sempre con me i convertitori da presa USA–semplice e sempre uguale per tutti i dispositivi e per tutte le prolunghe, non cambia da decenni, un po’ come i dollari–a presa Italiana. E qui cominciano i problemi. Quando si cerca la prolunga. Perché’ non basta, come in tutti gli altri paesi più’ o meno civili, avere una presa Italiana. Ci sono le prese normali (quelle più’ piccole per intenderci) con due o tre poli. E se hai una spina (il maschio) con tre poli, e una presa (la femmina) con due buchi, non riesci a infilarla. Ti manca un buco. Quindi devi trovare un adattatore da tre a due poli, che mi dicono sia illegale, ma no impossibile da trovare. Ma non e’ tutto, perché’ la presa, o la spina, può’ essere quella di tipo industriale (quella grossa, per intenderci), di nuovo con due o tre poli. E quindi non basta trovare un adattatore (molto probabilmente illegale, ma che puoi comprare al mercato nero dietro casa) da tre poli a due buchi, ma ti serve anche uno da normale a industriale (perché’ i caricabatterie non sono industriali), con due o tre poli, a seconda della situazione. E per rendere il tutto ancora più’ complicato, c’e’ adesso le presa “tedesca”. Si, perché  certe cose, in Italia (per esempio gli elettrodomestici) arrivando con la spina tedesca (mi dicono che si chiama schuko, contrazione di Schutzkontakt, che vuol dire contatto di protezione, N.d.T.), ma ai nostri vecchi muri delle nostre vecchie case, le prese schuko non ci sono, e quindi vai … un’altro adattatore. Quindi se vai a cercare una semplice prolunga nel cassetto delle prolunghe, ti trovi un mare di possibilità (le ho contate, sono 25 combinazioni di possibili prese ai due capi della prolunga, fidatevi .. o magari ho sbagliato il calcolo?), e ovviamente ti manca proprio quella che ti serve. Vai a cercare l’adattatore fuore legge, e ovviamente non ce l’hai. E cosa fai? Lasci scaricare le ultime gocce d’energia dai cellulari e PC che hanno attraversato mari e monti con te, e non ti arrabbi perché’ sei troppo stanco, e ti prometti di andare a comprare, domani, un adattatore sottobanco al negozietto all’angolo.  Benvenuto in Italia, l’Italia delle spine.

Advertisements