web-5911Questo l’ha scritto il mio amico Paolo Baggia qualche mese fa. Lo ripropongo qui un po’ per quella vanità  che proviamo quando gli altri parlano di noi, ma anche  perché Paolo e’ un caro amico, scrive meravigliosamente, amo leggere i suoi pensieri che manda per email ogni tanto a una lista segreta di amici, e mi fa piacere avere una sua storia qui nel mio blog. Paolo parla di quello che sente, dei libri che legge, della politica, dei film, del suo paese, Fossano, che non lascerebbe per nulla al mondo, e della vita in generale.  Ci siamo incontrati tanti anni fa, quando entrambi lavoravamo allo CSELT, direi quasi di sfuggita, quando io stavo emigrando per gli USA. Ci siamo poi rincontrati tante volte, alle conferenze, ai trade-shows, alle riunioni di standardizzazione del W3C, di qua e di la in giro per il mondo. Abbiamo amici comuni, un modo simile ma diverso di guardare al mondo, un desiderio condiviso di incontrarci e parlare  davanti a un buon bicchiere di vino o una birra. Amo la sua gentilezza, profondità, e amicizia. Prima che Loquendo, la ditta per cui lavorava, fosse acquisita da una ditta molto più grande e globale, avevamo i nostri appuntamenti fissi, a una conferenza annuale di New York durante l’estate, e ad un’altra a San Francisco durante l’inverno. In queste occasioni riuscivamo sempre a passare una serata assieme a parlare di libri, di film, delle nostre vite, e degli amici comuni. Adesso, dopo l’acquisizione della sua ditta, i suoi viaggi sono molto più  rari, ed e’ più  difficile programmare le nostre serate filosofeggianti e intellettuali  Spero che avremo occasione di incontrarci di nuovo, da qualche parte del mondo, e condividere i nostri pensieri. Questo pezzo racconta con delicatezza di una parte della sua vita attraverso i nostri incontri e i miei spostamenti da una casa all’altra.  Ciao Paolo. Spero di rivederti presto.

LE CASE DI ROBERTO di Paolo Baggia

Sguardo perso nel vuoto, sono da IKEA, in testa ritorna il ritornello di Back to Black di Amy Winehouse. Sto pensando ad un Farewell Party al 45 piano della 10th avenue angolo 41st. L’amata e ammirata casa di Roberto, che presto lascerà, per assumere un prestigioso incarico sulla costa opposta. Io sono presente solo con il pensiero nel salutarlo e nel brindare ad una nuova svolta della sua turbolenta vita. Eppure ho varcato quella soglia svariate volte, ho scrutato Lower Manhattan dalla parete vetrata, sono salito al terrazzo del piano superiore con un bicchiere in mano a guardare lo Hudson, la costa del NJ o di lato i colori della punta dell’Empire.

Non ricordo se quando entrai in CSELT per iniziare la tesi incontrai Roberto, immagino di sì, ma non lo ricordo. Passavo le giornate in  biblioteca dove avevo la scrivania o alla fotocopiatrice di Surace. Ricordo invece che ci siamo incrociati qualche anno dopo nel 1989-90, mentre lui tornava in Italia per chiudere casa e partire per la trasferta definitiva negli USA con moglie e Dan primogenito, Alex sarebbe nata in terra americana. Ho mancato quella sua prima casa in NJ, la stessa che ha accolto innumerevoli amici, di cui ho ascoltato reiterati racconti ed aneddoti da fonti molteplici. Quel decennio abbiamo iniziato ad incrociarci soprattutto alle conferenze. Indelebile la mia prima, EUROSPEECH-91 a Genova, lui il moderatore del mio primo talk, a lui il mio primo “Thank you, Mister Chairman”, con il battito alle stelle e paura che le slide cadano dalle mani sudate per non riuscire più a rimetterle in ordine. In seguito mitiche cene, come quelle di ICASSP-93 a Minneapolis, una sorta di iniziazione per me novellino ad una comunità di ricerca fatta anche di italiani sparsi in nazioni diverse. Infine, EUROSPEECH-97, dove io ho guidato i colleghi a vincere un orribile premio e Roberto ha schiantato la barca a vela sugli scogli. Non lo sapevo ma stava per chiudersi il periodo della mia vita lavorativa, quello dedicato alla ricerca, ma a dire il vero anche Roberto iniziava la transumanza, stava per lasciare il mitico periodo dei Bell Labs e poi AT&T Research per lanciarsi nel mondo dell’industria, prima tappa Speechworks.

Iniziava per me il periodo degli standard con una faticosa gavetta fino a diventare il primo europeo e tra i primi al mondo, non tanto per meriti quanto per longevità in questo incarico, terminato bruscamente a Settembre. Anche allora io nostri passi si sono incrociati in occasione degli incontri face-to-face del W3C. Come dimenticare il Negroni nel suo ufficio che si affacciava su Battery Park, con la Statua poco più in là, e Sasha, Bob e altri. È da li che abbiamo iniziato a vederci con continuità e che è nata un’amicizia. Niente è stabile, ed siamo al 2003 quando Speechworks per prima cade nel gorgo. Roberto lascia e si posta in IBM. In occasione di un meeting mi ospita per un paio di giorni nella sua nuova casa a Peekskill, ha lasciato il NJ per risalire lo Hudson nello stato di NY. Una casetta a due piani, con la porta che scende nel semi interrato dove una sola vetrata isola dall’esterno. La mia prima, e mi pare unica, esperienza in una casa americana, con i cerbiatti che pascolano nel parto, gli spaghetti e Kill Bill v.1. Il mattino successivo a risalire lo Hudson fino ai mercatini di Cold Spring, con West Point sull’altro lato del fiume. Erano anche gli anni delle cene con Pino, Beppe e Roberto per incrociare i gossip sugli amici comuni e aggiungere nuovi tasselli alle amicizie in comune.

Passa poco e Roberto ritorna a Manhattan diventando sempre di più l’attrattore di tutti gli Italiani in trasferta. Lui mentore della vita diurna e notturna della città. È allora che l’appuntamento di agosto diventa un classico per ritrovarsi con Rosanna e Attilio, Monica e Stefano, Luisa, Silvio, Paolo, Davide ed io. Un appuntamento fisso, una specie di conferenza SpeechTEK, e l’occasione per cene, party sulla terrazza e Francesca o gli  amici newyorkesi, Leide e DC, le simpatiche persone di SpeechCycle: Zor, Khrishna, Jackson e David. Momenti divertenti, resi sprizzanti dalla vitalità di Roberto. E la sua casa, come punto di ritrovo o di approdo, i nudi fotografici, le canzoni e soprattutto la libreria del soggiorno i cui titoli scorrevo compulsivamente per cercare qualcosa di nuovo. Roberto sapeva e ogni volta si scervellava ad indicarmi qualche titolo che avrei divorato prima della volta successiva, spesso prendendo in prestito i suoi volumi. Ho sul tavolino da notte, fermo a metà, il Black Swan di Taleb.

Ora una nuova svolta, Roberto lascia la Grande Mela per San Francisco, ma soprattutto io ed i colleghi siamo finiti nel buco nero, inghiottiti dalla Balena Bianca, nel suo ventre cercando di orizzontarci a tastoni. Non so se e quando potrà capitare di attraversare ancora le vie di Manhattan o salire le ripide salite di Frisco e allora andare a visitare Roberto in una sua nuova casa, immagino con vista sulla Baia o sull’Oceano.

Canticchiando Tears Dry on Their Own, procedo chiedendomi dei perché a cui non ho risposta.

Paolo (04.12.11)

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